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Sei un pezzo di media!

Si dice che tu sei la media delle cinque persone che frequenti più spesso.

A quanto pare questa affermazione è corroborata da solidissime statistiche che dimostrano con agghiacciante precisione quanto siamo prevedibili e quanto sia prevedibile la traiettoria della nostra vita.

Sembrerebbe che il nostro reddito, per esempio, sia incredibilmente proporzionato a quello dei nostri amici. Lo stesso vale per il successo, qualunque cosa si intenda con questo termine.

Queste conclusioni così chiare hanno portato qualcuno a pensare di dover migliorare la propria cerchia di amici, al fine di migliorare la propria personalità e il proprio conto corrente.

Un modo di agire… da sociopatico, sostanzialmente.

Dovrei abbandonare i miei amici, poveri in canna ma dal cuore d’oro, per un semplice tornaconto economico?

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Che la teoria in questione sia vera non lo metto in dubbio.
Mi sembra normale che le persone che frequentiamo di più ci influenzino, forse anche più di quanto crediamo. Ma è anche altrettanto normale essere inclini a frequentare persone che ci somigliano, in termini di carattere, successo, e ricchezza.

Non voglio arricchirmi perché i miei amici sono più ricchi. Voglio che i soldi siano la prova che sono diventato più competente, per dire. Quindi più che eliminarli, voglio frequentare ancor di più i miei amici “poveri” che però hanno una vera passione, non mollano mai e che non sacrificano i rapporti umani per trenta denari.

Certo, le persone così non sono tantissime. E in effetti non ho mai detto di avere tanti amici. Ho sempre preferito la qualità alla quantità. Ho scartato centinaia di amici, per non parlare di innumerevoli potenziali ragazze/fidanzate, appena mi hanno mentito, perché per me la sincerità ha un grandissimo valore.

Ecco, questo è un buon criterio selettivo, non il conto in banca o la professione “prestigiosa”.

Del resto, chi vuole cambiare amici solo per arricchirsi o avere successo, è possibile che stia invertendo la causa con l’effetto. Chi ama il gossip, per esempio, con me troverà terreno sterile e sarà quella stessa persona ad allontanarsi da me, perché non abbiamo niente in comune.
Preferisco essere l’oggetto ignaro delle sue malelingue piuttosto che passare ore a sentire pettegolezzi inutili.

Quindi, più che cercare nuovi amici “più in gamba”, preferisco che siano loro stessi ad essere attratti da me, grazie a una effettiva comunione di interessi e di mentalità. Non voglio tradire gli amici che ho, mi basterà continuare a evitare le persone negative, a prescindere dall’entità del loro stipendio.

Come diceva Confucio, non avere amici che non siano alla tua altezza.

E se vuoi amici migliori, beh, sii tu il primo a migliorare.

Forse è vero che sono una media, ma non importa: mi basta non essere mediocre.

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(P.S. Spero che l’articolo sia leggibile e in un italiano decente, cosa non così facile, considerando quanti pianti sta facendo il cane, che vorrebbe tanto essere nell’altra stanza a disturbare il lavoro di Giovannatop.)

(P.P.S Forse anche il cane influenza il nostro carattere? Questo spiegherebbe perché negli ultimi mesi ho preso peso mangiando cibo spazzatura!)

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Diario di un amore perduto

Si dice che uno scrittore, prima di essere tale, debba innanzitutto essere un lettore.

Del resto la proprietà di linguaggio non si sviluppa spontaneamente e cosa c’è meglio dell’esempio per imparare?

Oggi ho finito l’ultimo libro di Schmitt, Diario di un amore perduto. Si tratta di un vero e proprio diario, peraltro autobiografico, che esplicita fin dal principio quale sia l’amore perduto da cui il titolo del libro. Si tratta della madre dello stesso Schmitt, alla quale era particolarmente affezionato.

Il diario è un testo molto, molto personale, senza alcun dubbio. Ora che l’ho letto, quando penso all’autore non mi viene nemmeno più da chiamarlo Schmitt, sento di poterlo chiamare direttamente Eric, neanche fosse mio cugino.

Per certi versi mi farebbe anche piacere, avere Schmitt come cugino, non solo perché sarebbe un vero grande esempio concreto di come essere scrittore e attore, ma anche per la semplice compagnia di un animo così spiccatamente sensibile.

Ora che ci penso, Eric è riuscito a realizzare i miei sogni: suona il pianoforte (che invece io ho abbandonato dopo cinque anni di conservatorio), fa l’attore (esperienza sublime che ho fatto per anni, anche da professionista) ed è senza dubbio uno scrittore di successo.

Che cos’è il successo? Beh, non si tratta solo della quantità copie vendute, perché queste (come anche il denaro) non sono lo SCOPO della scrittura, ma una CONSEGUENZA di un lavoro ben fatto. Sono la dimostrazione tangibile che il prodotto creato HA VALORE.

Io ho vinto qualche premio, ho ricevuto complimenti, ho commosso e ho fatto ridere di gusto, quindi un certo valore nella mia scrittura deve esserci, ma siamo ben lontani da quello che vorrei. Cosa mi manca?

Lascio la domanda aperta perché non era questo lo scopo del post. Volevo solo condividere la mia ammirazione per Eric Emmanuel Schmitt, uno scrittore che con poche parole riesce a emozionare con efficacia chirurgica. La sua bravura è innegabile e per me Schmitt resta uno “scrittore totem“, cioè un modello da adorare e da emulare.

Peraltro ancora non ho nemmeno letto tutti i suoi libri! Va detto, però, che i suoi scritti, seppur brevi, sono così potenti che non riesco a finire un libro e poi dire “avanti il prossimo.”

Schmitt riesce a toccarti l’anima, tra un testo e l’altro hai bisogno di prenderti del tempo. Le parole seminate nel tuo spirito devono germogliare e fiorire. Non si può piantare un seme sopra l’altro, bisogna dargli spazio e tempo.

Se c’è una cosa certa, è che ne vale la pena, perché i fiori di Schmitt, una volta sbocciati, arricchiscono l’anima come poche altre cose al mondo.

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Passione fumetti

La scorsa settimana ho deciso che avrei voluto completare la mia collezione di Samuel Stern comprando il numero 5, l’unico che manca. È uscito in un periodo di quarantena e anche se tecnicamente si poteva uscire per andare in edicola, ho prudentemente deciso di restare in casa, tanto avrei potuto prendere l’arretrato in qualunque momento.

Ebbene, purtroppo le cose non sono così semplici, o meglio, lo sono, ma dover pagare 5€ di spedizione per un fumetto di 3,5€ mi sembra così sbagliato che non riesco a farlo.

Cercando online (amazon, ebay, facebook, ecc ecc) non sono riuscito a trovare NIENTE. Ma ho insistito e alla fine ho trovato un bel sito, Martina’s Fumetti, che aveva il mio prezioso fumetto. Inoltre essendo usato lo vendeva a un prezzo inferiore di quello di copertina e la spedizione era di soli 2€.

Però per prudenza ho preferito ricevere una raccomandata tracciabile (4€). Inoltre, visto che stavo spendendo un po’ di soldi per la spedizione, ho aggiunto un’altra ventina di euro (23€) di fumetti, che mi interessavano.

Poi mi informano che il fumetto di Samuel Stern non è disponibile, contrariamente da quanto mostrato sul sito, e mi chiedono cosa fare. Ormai i soldi glieli avevo dati, quindi accetto il rimborso di 2€ per Samuel Stern e dico loro di procedere con l’invio della raccomandata per avere gli altri fumetti (Il grande libro di Neil Gaiman e Capes di Joe Hill!).

Purtroppo però la raccomandata non arriva mai, e quando contatto Martina’s, mi informa che la busta è tornata indietro “per indirizzo incompleto”. Ma l’indirizzo era giusto, del resto so perfettamente dove abito.

Invece di farmi spedire una nuova raccomandata e rischiare di maledire nuovamente le poste per la loro inefficienza sconsiderata, ho chiesto di spedire i fumetti tramite corriere. Bartolini, SDA, GLS… tutti sanno come fare arrivare a casa mia.
Del resto non è difficilissimo, basta andare all’indirizzo indicato.

Però spendere altri 8€ di spedizione “a vuoto” mi sembrava uno spreco. E quindi ho aggiunto altri fumetti al carrello, chiedendo di unire la spedizione. Decido di osare un po’ e di raggiungere la quota per ottenere la spedizione gratuita. Putroppo il sito non riesce a unire l’ordine precedente con quello nuovo e quindi mi vedo costretto a fare un carrello di 85€.

I fumetti non sono ancora arrivati, ma tutto promette bene e sono fiducioso.

Il problema non è che ho speso oltre cento euro in fumetti (85€ +25€ del primo ordine = 110€). Il problema è che tutto è partito perché volevo completare la mia collezione di Samuel Stern e ancora manca il numero 5.

Forse avrei fatto meglio a spendere quei 5€ di spedizione, a quest’ora me la sarei cavata con 8,5€.

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Webinar gratuito

Alcuni webinar sono ricchi di informazioni utili, al punto che chi li pubblicizza ti assicura che valgono centinaia o anche migliaia di euro.

Fatico a crederci, ma non posso sapere per certo se sia vero che valgano tanto, perché non ho mai sostenuto una spesa simile per delle semplici informazioni. A parte l’università, ma è un altro discorso.

E poi online si trovano gratuitamente una vagonata di informazioni. Pure troppe in realtà, ma anche questo è un altro discorso.

Dopo aver sentito per la sestomilionesima volta una pubblicità su youtube di un illustre trader italiano ho deciso di partecipare al suo webinar dal titolo accattivante.

Ero convinto che non costasse nulla.

Tuttavia, già dopo i primi minuti un forte sospetto si è insinuato nella mia mente, ma ho continuato ad ascoltare, sperando tenacemente di sbagliarmi.

E invece no, niente da fare.
Due ore e mezza di noia, del tutto priva di informazioni utili.
Sostanzialmente si trattava di una lunghissima pubblicità fatta male e, a ben pensarci, tutt’altro che gratuita.

Sì, perché sarà anche vero che non ho pagato nemmeno un euro, ma chi mi restituirà quei 150 minuti della mia vita?

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1.49 del mattino

Sono sveglio dalle sei. Ho così tanto sonno che potrei dormire anche in una discoteca affollata.

Purtroppo mia moglie ha deciso che questo è il momento migliore per affrontare una lunga e complessa discussione che “non può assolutamente aspettare domani”.

Le ho risposto che se proprio vuole parlare, può anche farlo, ma che non pretenda che io ascolti o risponda. Sono stanco morto, lei può dire quello che vuole, a me non frega niente, io intanto dormo comunque .

Ho tanto sonno che dormirei anche in una discoteca affollata, dicevo.

Il divano andrà più che bene.

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Addio FaceBook

È parecchio tempo che non uso Facebook, più o meno da quando non “dovevo” più usarlo, cioè quando avevo la libreria e volevo pubblicare qualcosa nella nostra pagina.

Il motivo del mio allontanamento è ponderato, è una scelta precisa dettata dagli effetti negativi che solitamente hanno i social, almeno per quanto mi riguarda.

Twitter non mi ha mai preso

Google+ mi piaceva più di tutti per il meccanismo delle cerchie, ma è defunto da tempo

Linkedn non lo uso, ma prima o poi lo farò per motivi di utilità pratica

Instagram lo evito più o meno per gli stessi motivi di Facebook

Il problema è che su Facebook le cose che trovo sono sempre deleterie. Non si tratta solo di “perdere tempo”, perché comunque a me PIACE passare del tempo in alcune attività improduttive (leggere, guardare video, serie tv, giocare, ecc.). Alcuni post, immagini e articoli sono pure interessanti, solo che per trovare quelli devi scavare (scroll scroll scroll) saltando una vagonata di, scusate l’espressione, mer*da fritta.

Quello che c’è su Facebook A ME fa male. Mi mette il malumore, mi provoca dei sentimenti in linea di massima spiacevoli. Perché? Perché i post rientrano grossomodo nelle seguenti categorie:

  • Immagine di ragazza molto bella e provocante che mi fa pensare male della ragazza o mi spinge a violare un paio di comandamenti. Effetto: fastidio.
  • Condivisioni di momenti stupendi di persone che conosco poco, non abbastanza da gioire per loro, ma abbastanza da farmi sentire che “hanno tutti una vita meravigliosa e io no”. In realtà le nostre vite si somigliano un po’ tutte. Scegliendo i momenti migliori, anche la mia vita può sembrare una serie di successi uno dietro l’altro, come se tutto andasse sempre bene. Invece a volte le cose vanno bene, altre volte no. Come a tutti, del resto. Parafrasando Palhaniuk in Fight Club: “Tu non sei speciale. Non sei un irripetibile fiocco di neve. Sei come tutti gli altri.” Effetto: tristezza.
  • Condivisione di momenti drammaticissimi e ingiustizie, capitati a persone che conosco poco o a estranei, che mi fanno sentire che il mondo è un luogo triste, doloroso e pericolosissimo. Effetto: ansia.
  • Condivisione di pensieri sbagliati, basati su presupposti errati, che mostrano la povertà intellettuale di chi scrive. Mi viene voglia di rispondere, di spiegare, di argomentare. Solo che: per spiegare serve un sacco di tempo, nessuno ha chiesto la mia opinione, difficilmente queste discussioni si concludono con un “hai ragione, mi hai fatto cambiare idea”. Effetto: nervoso.
  • Pubblicità di prodotti di cui non ho veramente bisogno ma che mi spingono comunque a spendere. Effetto: insoddisfazione.
  • Fotografie di cibo bellissimo. Effetto: fame.

Inoltre il social è progettato per tenerti incollato lì, continuare a vedere un altro post e un altro ancora, finché non si fa tardi e ti accorgi che hai buttato una giornata.

Non vale la pena.

È vero, a volte vengono condivisi pensieri e idee stimolanti, immagini divertenti o spettacolari… Ma faccio prima a leggere un buon libro, guardare un video di Ted, un video buffo o epico su YouTube.

Detto questo, mi rimetto al lavoro nel mondo reale, che nonostante le sue imperfezioni non mi fa stare male come i social.

Anzi no, prima vado su Facebook per condividere questo articolo che ho appena scritto.

Pubblicato in: vita senza censura, vivere bene

Scrivi scrivi scrivi

Scusate il titolo che sembra uscito da un film di Kubrik (Il mattino ha l’oro in bocca), ma l’idea è di ripetere questo mantra fino a farlo diventare un obbligo imprescindibile.

Perché se “sogni di fare lo scrittore”, DEVI scrivere.

Devi scrivere per tenere viva la Musa, farle sentire che la rispetti, in modo che continui a sussurrare al tuo orecchio.

Devi scrivere per migliorare, perché ogni volta che cestini una pagina stai dicendo a te stesso che puoi fare di meglio.

Devi scrivere perché l’abitudine renderà la fatica (sì, se vuoi scrivere bene, serve un certo impegno) sempre più sopportabile.

E non importa COSA scrivi, non importa quanto scrivi BENE, l’importante è che scrivi, scrivi, scrivi.

Se questo significa fare le ore piccole, va bene: è un sacrificio che devi sopportare.

Se questo significa alzarsi all’alba, va bene: è un sacrificio che devi sopportare.

Se questo significa pubblicare un post un po’ banalotto, va bene: è un sacrificio che i tuoi lettori dovranno sopportare.

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Rieccomi

Dopo quasi due mesi di assenza, finalmente “trovo il tempo” di scrivere due righe sul mio adorato blog.

Sebbene si tratti di mesi estivi, vi assicuro che NON sono stato in vacanza (se non consideriamo che vivendo in Sicilia, in un certo senso si è sempre vacanza).

C’è stato tanto, tanto lavoro… Basta pensare che abbiamo traslocato.

Ora ho realizzato uno dei miei sogni: ho una libreria bellissima (già piena) che è un piacere per l’anima.

Prima di pubblicare una foto voglio aspettare di sistemare i libri e i fumetti che devo ancora prendere dall’altra casa… e ci vorrà un po’.

Per ora vi basti sapere che ho già passato sei ore a mettere i libri in ordine per casa editrice, genere, autore e così via.

Spero solo che il cane non decida di mangiarsi tutto.

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Un cane costa parecchio…

La mia Sally, cucciola sempre amatissima, sentendosi un poco trascurata, ha pensato bene di attirare la mia attenzione con il suo passatempo preferito: sgranocchiare qualunque cosa le capiti sotto i denti.

In questo caso specifico si è trattato della mia praticissima tastiera trust, comprata per pochi euro, con la sola funzione di attaccarla al tablet per poter dare sfogo ai miei impulsi creativi anche quando non ho il computer sottomano.

(Se non sapevate che con un semplice adattatore di due euro potete attaccare una tastiera, un mouse o un joypad al vostro tablet/telefono android, ora lo sapete)

Tornando alla nostra adorata Sally, non le ci è voluto molto per tranciare a metà il cavetto usb.

Allora, senza nemmeno arrabbiarmi troppo (sono cuccioli in fondo!) ho messo in moto il McGuyver che è in me e, armato di pinze e nastro isolante, sono riuscito faticosamente a ricomporre il cavo.

La tastiera funziona alla perfezione (la sto usando proprio ora per scrivere questo articolo) e sono molto soddisfatto di me.

In soli novanta minuti ho risparmiato i 6€ che mi sarebbero serviti per comprarne una uguale.

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Un regalo potentissimo

Oggi, in occasione di NIENTE (questo succede quando si vive con una persona molto generosa), Giovannatop mi ha fatto un gran regalo.

Si tratta di una barra per sviluppare i pettorali.

Un uomo muscoloso piega una barra a molla per i pettorali

Nonostante fossi molto contento per il graditissimo dono, non ho potuto fare a meno fare dei pensieri un po’ tristi.

Non è che mia moglie pensa che io debba urgentemente sviluppare i pettorali?
Forse pensa che io sia debole e flaccido?
Non sarà mica che fisicamente non le piaccio più?

Tutti pensieri deprimenti, lo so.

Ma il peggio è venuto dopo.

Quando ho provato a piegarla e non sono ci sono riuscito.

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Una vita epica

Se dovessi descrivere la tua vita, useresti mai il termine “epica”? Certo sarebbe bello…

Chiaramente non bisogna esagerare, anche perché non vogliamo che finisca in tragedia (anche se comunque finisce con la morte… ma che non sia prematura!).

Però la sensazione di “epicità”, di una vita intensa, avvincente, significativa… E’ qualcosa che non dovrebbe mancare, almeno ogni tanto.

C’è un piccolo trucco per averne un assaggio.

La musica.

Su YouTube, Spotify, Amazon music, ecc, ci sono tantissime playlist di musica “epica”.

Mettendole in sottofondo (ma a un volume sufficientemente elevato) possono diventare una colonna sonora stupenda per le attività che facciamo.

A me piace metterla a volte quando devo mettere in ordine in casa o se devo iniziare qualcosa di impegnativo. Per esempio, prima di chiamare un call center (che è una delle cose che più odio al mondo), talvolta ascolto un brano di cinque minuti che dia la carica e lo lascio in sottofondo mentre aspetto (in eterno) che si degnino di rispondere.

Diventa tutto più bello, più sopportabile, più… epico.

Provate alla prima occasione utile, per esempio la prossima volta che dovrete lavare i piatti.

Li laverete di brutto, sarà un massacro.

Vincerete la battaglia contro lo sporco e uscirete dalla cucina camminando al rallentatore, da veri eroi del pulito.

Sarà solo l’inizio della vostra vita epica.

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Scrittura: I racconti dello zodiaco nero

Continua la stesura dei racconti in prima persona che voglio raccogliere sotto il nome di racconti dello zodiaco nero. Sono racconti con colpi di scena, situazioni molto insolite, a volte un po’ estremi.

Ho preso come ispirazione i dodici segni zodiacali e ieri ho completato il quinto: Cancro (già il nome è tutto un programma).

La cosa buffa è che avevo cominciato il racconto MESI fa. Dopo un paio di pagine mi sono bloccato e poi mi sono dedicato ad altro.

Il problema?

Era troppo triste!

Ogni volta che pensavo solo di riprenderlo mi venivano le lacrime agli occhi.
Eppure la storia era tutt’altro che completa e, come tutte le buone storie, aveva bisogno di essere raccontata.

E così, finalmente ieri il racconto è stato completato. Ho approfittato della tristezza di un vero funerale (un uomo anziano) per andare avanti. La drammaticità di un testo, per quanto intensa, sparisce dinanzi alla drammaticità della vita di tutti i giorni.

Sono contento di essere andato avanti (anche perché il finale non era così drammatico) e non vedo l’ora di dedicarmi al prossimo racconto.

Ho scritto un paio di paragrafi sia di Scorpione sia di Pesci. Penso che ripartirò da quest’ultimo, che è meno cattivo dell’altro.

Ma prima scriverò ancora uno o due profili senza censura, per esorcizzare ulteriormente la tristezza!

Pubblicato in: mondo senza censura, vita senza censura

Ci osservano

E così ieri sera sono stato sorpreso dalla pubblicità di YouTube.
Per la prima volta in assoluto, l’algoritmo di YouTube mi ha proposto una pubblicità di Royal Canine, rivolta nello specifico a chi ha appena preso un cucciolo.

Avevo appena scritto un post al riguardo.

Be’, significa che quantomeno c’è QUALCUNO che il mio blog lo legge.

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Scrivere: come sviluppare la fantasia

Ho sempre sentito di avere un’ottima fantasia. Eppure anche a me capita di leggere dei testi meravigliosi e domandarmi: “Ma dove le trova certe idee?”

Si pensa che la fantasia sia una cosa che “o ce l’hai o non ce l’hai”, ma non credo sia veramente così. Sicuramente c’è una componente genetica innata, ma la fantasia è anche qualcosa che può essere esercitata, come la memoria e i muscoli.

Vuoi sapere come sviluppare la fantasia?

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Fase uno: credici davvero

Il primo passo, per fare ogni cosa, è credere di poterla fare. Se io penso di avere una memoria o una fantasia di me*da, per esempio, farò molta fatica a svilupparla.

Attenzione: non basta ripetere allo specchio “ho un’ottima fantasia” per svilupparla! Più che “pensare positivo” e poi ottenere quel che desideriamo, si tratta di NON pensare negativo, in modo da spianare la strada per il vero miglioramento.

Una volta superato l’ostacolo autoimposto, e quindi dopo aver assimilato il concetto chiave che, a prescindere di quanta fantasia io abbia al momento, posso svilupparla, si passa alla fase due.

Fase due: impegnarsi davvero

Il passaggio successivo consiste nel rimboccarsi le maniche e allenarsi. Nel caso della fantasia, bisogna sforzarsi di inventare cose, sforzarsi di farsi venire idee, provarci davvero e insistere, giorno dopo giorno, per aumentare questa capacità.

Sarebbe consigliabile tenere una sorta di registro in cui poter annotare i progressi fatti. Potremmo, per esempio, scrivere ogni giorno dieci idee (in generale), o la trama di quattro film, o lo spunto per cinque romanzi, eccetera.

Il punto è quello di impegnarsi, sforzarsi, fare fatica, sopportare la frustrazione e superare le difficoltà (incontrerete entrambe, ve l’assicuro).

La prova del nove è chiarissima: se non ti stai stancando, non lo stai facendo bene.

Fase tre: insistere davvero

Dice il saggio che

esistono solo due errori nel cammino verso il vero: non iniziare e non andare fino in fondo.

Se tu credi davvero di poterci riuscire, se tu ti stai impegnando davvero, l’unica cosa che resta da fare è insistere davvero. Questo significa che non devi mollare MAI. Ti fermerai solo quando avrai raggiunto il tuo obbiettivo. Non è questione di SE lo raggiungerai, perché ce la farai. Può volerci più o meno tempo, ma arriverai a destinazione.

Ecco perché è importante avere le idee chiare fin dall’inizio: se dici genericamente che il tuo scopo è “migliorare la fantasia”, non saprai mai se ce l’avrai fatta. È meglio definire con più chiarezza cosa vuoi ottenere.

  • Vuoi essere capace di fare rap freestyle improvvisando?
  • Vuoi essere capace di scrivere un articolo sul tuo blog personale ogni settimana?
  • Vuoi avere le idee per fare un video su youtube ogni tre giorni?
  • Vuoi riuscire a completare un romanzo senza bloccarti a metà perché non ti viene in mente come andare avanti?

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove vuole andare”

Conclusione

Se avrai chiaro l’obbiettivo e SAI di poterlo raggiungere, tutto quello che devi fare e impegnarti e insistere finché non l’avrai raggiunto.

E non fa niente se le idee iniziali faranno un po’ pena, l’importante è allenarsi.

Del resto, a volte anche un’idea schifosa può avere successo.

Per dire, ancora c’è gente che crede che la terra sia piatta.

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Scrivere: Ancora quattro passi

Il bellissimo libro Share your Work (in italiano disponibile su Amazon col titolo Semina come un artista) di Austin Kleon, suggerisce di condividere i propri progressi.

Il libro comico che sto scrivendo, è ormai a buon punto. Ho raccolto i “profili senza censura” dal blog e ne ho scritti di nuovi. Mediamente i testi dei nuovi profili sono più lunghi, una caratteristica che mi è venuta naturale semplicemente cambiando il mezzo espressivo.

Non è facile stabilire “quanto deve essere lungo” un libro. Il vecchio e il mare (classico stupendo, di cui vi consiglio la lettura) ha solo 26.601 parole, Guerra e pace ne ha più di 600.000.

Quante parole deve avere il mio libro, allora?

Quando ci si vuole autoprodurre, come ho intenzione di fare io con questo mio testo comico, non ci sono grosse restrizioni. Anzi, quando si ha intenzione di scrivere un ebook, c’è chi consiglia caldamente di fare libri molto brevi, in modo da venderli a un prezzo molto basso, raccogliere i primi feedback e puntare molto sulla quantità.

Credo che per certi versi il feedback dei lettori sia molto importante, anche perché scrivere può essere un’esperienza molto solitaria…

Del resto, quando si scrive lo si fa per rispondere a due esigenze:

  • Il bisogno di scrivere
  • Il desiderio di condividere

Quanto manca alla fine?

Per arrivare al totale che ho stabilito arbitrariamente mi mancano ancora quattro profili. Ho scelto di scrivere in totale 40 profili senza censura. Spero che questo sia il numero giusto, ma se avete consigli vi ascolto. Al massimo potrei scriverne altri dieci, però, non di più, perché non voglio cadere nella trappola dell’eterna scrittura. Non voglio, cioè, rimandare in eterno il momento in cui bisogna fare un po’ di “lavoro sporco” e adoperarsi per la concreta pubblicazione del libro (che è un lavoro diverso rispetto alla sua scrittura).

Quando penso alla parte finale del lavoro, quello che segue il completamento del libro, non sono particolarmente spaventato dall’editing, revisione e proofreading. Ma ho delle preoccupazioni per quanto riguarda la copertina, il titolo (anche su questo accetto consigli!), la presentazione dell’opera e qualcos’altro che sicuramente sarà importantissimo e anche se ora nemmeno so cosa sia.

Alle vendite concrete non ci penso proprio, intanto il mio obbiettivo è di completare la scrittura.

Roma non è stata costruita in un giorno, e nemmeno un libro di 20.000 parole si fa in un attimo…

Un passo alla volta!

Pubblicato in: vita senza censura

Corso e RiCorso

Sono tante le cose che odio dei concorsi pubblici.

Sono sempre a Roma, sono scomodi, c’è una fila pazzesca, sono deliberatamente progettati in modo infame (e infatti a ogni concorso segue un ricorso), se lo superi hai solo superato il primo scaglione, ti ci devi preparare per un anno, non si sa mai quando sarà esattamente, ci sono sempre i raccomandati, ci sono quelli che imbrogliano, ci vuole culo, ecc ecc.

Ecco, magari odio è una parola esagerata, ma di sicuro non è che li abbia proprio in simpatia.

Anche perché alla fine la prospettiva migliore è quella di fare un lavoro X per N anni in una città Z, in attesa di poter essere trasferiti dopo TOT tempo in una città più vicina a quella in cui vivi tu, tua moglie e i tuoi figli.

Queste difficoltà sono note a tutti, eppure a ogni concorso si presentano in media ottomilaseicento persone (per un singolo posto).

Perché? Semplice. Perché il lavoro L (non importa quale sia, se faccia schifo, sia noioso, scomodo, ecc) fornisce sempre uno stipendio fisso $.

Questo “miraggio” basta e avanza.

Un discorso a parte merita il modo in cui solitamente vengo a conoscenza dei concorsi.

Io: Ehi, ciao, Amico, come stai?

Amico: Tutto bene grazie! Sono un po’ stanco perché sto studiando come un pazzo per il concorso.

Io: Che concorso?

Amico: C’è un concorso per una Posizione Pubblica, un lavoro onesto direi, e io ce la sto mettendo tutta. Ora che ci penso, anche tu hai i requisiti per poter partecipare, hai studiato le cose giuste, hai le conoscenze e le capacità per prepararti a dovere. Potresti superarlo e trovare un buon posto! Il lavoro consiste in Questa Cosa, per la quale credo tu sia anche portato… potrebbe piacerti! E poi sai quanto pagano? $ al mese!!!

Io: Fantastico! Come ci si iscrive?

Amico: Devi fare domanda sul sito S, dopo esserti registrato sul portale P e aver compilato un modulo nel sito F.

Io: Mmm, ok… Entro quando si deve fare domanda?

Amico: Entro giugno.

Io: Ah bene!

Amico: Dell’anno scorso.

Io: …

Amico: …

Io: Capisco. Beh, buon lavoro, allora, ci vediamo!

Amico: Ciao!

Ecco. Forse è QUESTA, la cosa che odio di più dei concorsi.

Pubblicato in: scrittura senza censura, vita senza censura

Wannabe writer

Non è facile “essere” uno scrittore, ed è ancor meno facile guadagnarsi da vivere con la propria arte. Ma cosa costa provare?

Forse è giusto chiedersi anche: “cosa costa NON provare?”

Perché il prezzo del rimpianto c’è, va preso in considerazione quando si sceglie la strada più comoda.

Ho scritto anche dei testi teatrali, e in realtà ho ottenuto anche qualche bel risultato, ma sono consapevole che la strada è lunga.

Sebbene adori mia moglie, non idolatro nessuno, e uno dei miei “idoli” è un certo Edoardo Erba.

Tra le altre cose (ormai nessuno è una cosa soltanto) è un drammaturgo italiano. L’ho conosciuto grazie al testo “Maratona di New York”.

È bellissimo.

Non l’ho visto in scena, ho solo letto il copione.
Era scritto così bene che sembrava di vedere tutto su un palco. Stupendo.
Lo sviluppo è coerente, il testo è ben congegnato come un orologio elegante, è interessante, stimolante… insomma, un vero gioiello.

La tecnologia di oggi mi ha permesso di contattare con relativa facilità l’autore e così gli ho mandato un breve messaggio facendogli i complimenti. Si è mostrato molto disponibile e ne ho approfittato per chiedergli un qualche generico consiglio per un’eventuale carriera di drammaturgo.

Peraltro Edoardo (ormai lo chiamo per nome, manco fosse mio fratello), vedendo la mia foto del profilo su facebook (è sempre la stessa) mi ha scritto che anche lui suonava il basso. Un altro punto in comune!

Comunque, quando gli ho chiesto un consiglio, mi ha detto di mandare il mio testo a un concorso serio.

Parole bellissime di un uomo che, senza conoscermi, sembrava già pronto a credere in me e nella mia capacità drammaturgiche.

Solo che poi ha aggiunto:

“Però, se vuoi un consiglio, non mollare la musica!”

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Nespresso Inissia

La macchina ideale per il caffè

Sebbene la mia preferenza vada per la Nespresso Dolce Gusto, non è da sottovalutare l’opzione Inissia.

Preferisco la Dolce Gusto perché ci sono più bevande disponibili, compresa la cioccolata calda, il nocciolino e il caffè ginseng.

Ma per chi ama il caffè e non è poi così interessato alle bevande “alternative”, una macchina che mi sento di suggerire è la Nespresso Inissia.

ATTENZIONE: le capsule della Inissia NON sono compatibili con quelle della Dolce Gusto! Bisogna sempre verificare qual è il tipo di capsula giusto per la propria macchina del caffè… una volta ho sbagliato tre volte di fila, quindi so di cosa parlo. (A mia discolpa la macchinetta non era la mia e l’avevo vista di sfuggita. E poi ero più giovane… è successo quasi due anni fa!)

Il caffè

Il caffè è molto buono, probabilmente persino superiore a quello della Dolce Gusto. Anche in questo caso ci sono più marche di caffè a disposizione, comprese quelle compatibili. La mia marca preferita? Senza dubbio il caffè Borbone (anche se odio il nome… del resto il caffè devo berlo e basta, mica devo salutarlo chiamandolo per nome e cognome).

Ci sono diverse miscele adatte.

Capsule e porta capsule

Ma quello che più mi piace, lo so che sono un bambino, è l’eleganza delle capsule, soprattutto quando conservate in contenitori appositi come questo.

contenitore capsule elegante

Mi piace così tanto che sto pensando di comprarlo e riempirlo di capsule anche se non ho una macchinetta compatibile!

Ne esiste anche una versione senza spirale (più banale, ma comunque elegante)

e quella a cactus, a mio avviso eccessiva (per non dire orrenda).

Ad ogni modo le capsule sono più carine di quella della Dolce Gusto, e per quanto riguarda il caffè, di gusto leggermente migliore.

Pro e contro della macchina del caffè Nespresso Inissia

  • Puoi programmare la lunghezza del caffè in base alle tue preferenze e poi richiamare la tua preselezione con un solo tasto (davvero molto utile)
  • È un po’ più rumorosa della Dolce Gusto (ma non è un problema, vista la velocità)
  • Costo simile
  • Non ci sono molte bevande alternative (addio nocciolino! T_T)
  • Il caffè è molto buono (anche nella marca compatibile dal nome che odio)
  • Dimensioni compatte (per noi che non viviamo in una reggia)
  • Capsule carinissime (attenzione al porta capsule, che sia elegante e soprattutto stabile)

EDIT: qualche bevanda extra c’è!

Non ho ancora finito le ricerche, ma ho visto che almeno il ginseng compatibile c’è!

Conclusioni

Scegliere una macchinetta solo in base alla sua eleganza, o all’eleganza del porta capsule, non è abbastanza. Ma sappiamo che la qualità del caffè è ottima, e con la marca Borbone si trova un ottimo rapporto qualità prezzo.
Quello che verrà un po’ a mancare è la varietà delle bevande, perciò scordatevi il Nesquik, il nocciolino e il , ma se volete semplicemente un buon caffè, la Nespresso Inissia può essere un’ottima scelta.